Articoli: Chi erano i Re Magi?

Il tema dei Re Magi è molto diffuso nell'arte romanica e gotica.

Particolare con i volti dei Re Magi della lunetta del Portale della Vergine presso il Battistero di Parma
 La menzione dei Magi si ha per la prima volta nei Vangeli canonici e più precisamente nel Vangelo di Matteo dove si narra che "dei Magi d’Oriente" raggiunsero Betlemme guidati da una stella per omaggiare il Bambino Gesù, portando in dono oro, incenso e mirra. Verso il III° secolo comincia ad essere specificato anche il numero dei Magi in relazione forse ai doni citati all'interno del Vangelo di Matteo e più tardi, verso il VI secolo, appaiono, nella tradizione agiografica, anche i nomi: Gaspare, Melchiorre, Baldassarre. Secondo molte ricerche i Magi erano sacerdoti zoroastriani, la religione dell'antica Persia fondata da Zoroastro, appartenenti alla tribù dei Medi incorporata nell'Impero persiano a partire dal periodo achemenide nel VI secolo a.C.
Grandi esperti di astrologia i Magi zoroastriani avrebbero, secondo alcuni calcoli, seguito non l'apparizione di una cometa bensì la congiuzione di stelle e pianeti considerati molto favorevoli e indicativi della nascita di un Re. Ci sarebbero state, intorno al 2 - 3 a.C una serie di congiunzioni tra stelle e pianeti molto brillanti tra cui la congiunzione di Venere con Giove che appare nel cielo con un astro unico e molto luminoso, e ben tre congiunzioni di Giove con la brillantissima Regolo (α Leonis), la stella più luminosa dell'omonima costellazione.
E' nella letteratura aprocrifa che troviamo ampie e dettagliate descrizioni dei Magi come personaggi venuti dalla Persia.

Una delle più antiche descrizioni ci viene da due codici scoperti nel 1927 e dipendenti in largo modo dal Vangelo dello pseudo - Matteo che fu determinante per la genesi dell'iconografia dei Magi durante il Medioevo. Di questi codici gemelli si trovano menzioni solo a partire dal V secolo quando vengono dichiarati apocrifi ma la loro origine sembra essere ancora più antica. Nei codici Hereford - Arundel si legge che i Magi erano abbigliati con "ampie vesti, berretti di tipo "frigio", tipici calzoni all'iranica detti sarabare ma meglio noti come anaxirides o saraballae, termini attestati da Erode e da Senofonte per indumenti usati dai persiani quanto dagli sciti."[1]
Abiti e usanze orientali sono presenti anche nei mosaici di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna risalenti al VI secolo e dove i Magi indossano sfarzose e variopinte brache, mantelli persiani e berretti frigi. 
Questi mosaici sono significativi perchè riprendono il Vangelo dello pseudo - Matteo che dice che i Magi visitarono Gesù il quale era assiso su un trono tempestato di gemme: anche nei mosaici di Ravenna è enfatizzata la natura regale del Bambino. I Magi di Ravenna inoltre hanno le mani coperte da guanti secondo una consuetudine persiana volta a preservare il sovrano da ogni possibile contaminazione.

Mosaici di Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna

Nelle rappresentazioni figurative dell'Adorazione dei Magi, la stella comincia ad apparire già nel IV - V secolo ma solo nel XIV secolo essa diviene una cometa caudata come negli affreschi di Giotto presso la Cappella degli Scrovegni a Padova.
Giotto, Adorazione dei Magi, Cappella degli Scrovegni, Padova
Nelle raffigurazioni tardo antiche e in quelle romaniche la stella, a sei o otto punte, appare come un astro senza coda come in questo bellissimo rilievo di Guglielmo nella Chiesa di San Zeno a Verona, quasi ad attestare la tesi sulle congiunzioni planetarie sopra descritta.
Adorazione dei Magi, Chiesa di San Zeno, Verona
L'astrologia persiana influenzò per lungo tempo lo studio del cielo presso molti popoli: dai greci ai romani agli arabi durante il Medioevo. Molte indicazioni astrologiche derivate dai testi persiani si trovano ad esempio negli affreschi di età gotica e rinascimentale come ad esempio nel ciclo dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara. 
I decano dell'Ariete, Palazzo Schifanoia, Ferrara
Il tramite in questo caso fu il grande astronomo Abu Ma'shar al-Balkhi, vissuto nel IX secolo e che operò un sincretismo tra la tradizione degli antichi persiani, in particolare quella sasanide, quella greca e i nuovi studi della matematica araba.
Nell'arte romanica una delle più belle rappresentazioni del Sogno e dell'Adorazione dei Re Magi si trova senz'altro a Forlì nella lunetta del portale dell'Abbazia di San Mercuriale. Il gruppo scultoreo, quasi statue a tutto tondo, si deve forse alla mano del Maestro dei Mesi di Ferrara e dunque potrebbe risalire ai primi anni del XIII secolo.


Il Sogno e l'Adorazione dei Re Magi, Abbazia di San Mercuriale, Forlì
In ambito gotico è da segnalare l'estrosità e la maestria di Giovanni da Modena nella cappella Bolognini in San Petrionio a Bologna. Giovanni, attivo in San Petronio nella prima metà del XV secolo, raffigura i Re Magi abbigliati secondo la moda nordica in voga ai suoi tempi. Personaggi con cappelli, scarpe a punta e abiti finemente decorati affollano le otto scene del viaggio dei tre Re verso Betlemme. Dettagli come i cappelli ungheresi appuntiti, gli stivali larghi, le barbe acconciate in modo stravagante e un giullare con le campane parlano dell'influenza sull'arte di Giovanni del gotico internazionale che qui l'artista riporta con uno stile sontuoso ed esotico, probabilmente alimentato dal contatto con l'arte della corte viscontea e con visitatori stranieri a Bologna. 
Apparizione della stella, Cappella Bolognini, Basilica di San Petronio, Bologna.

Elisabeth Mantovani
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[1] Franco Cardini, I Re Magi: Leggenda cristiana e mito pagano tra Oriente e Occidente, Marsilio editore. 

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